Dieta e alimentazioneDigiuno intermittente: una moda o il modo più semplice per abbassare l’insulina?
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Ewa Dąbrowska scrive che il digiuno abbassa l’insulina e avvia i processi di perdita di peso.
- Il digiuno 16/8 prevede 16 ore senza mangiare e una finestra di 8 ore in cui mangiare.
- Ewa Dąbrowska afferma anche che il digiuno riduce l’eccesso di tessuto adiposo e migliora la sensibilità delle cellule all’insulina.
- La descrizione degli effetti sull’insulina e sul peso corporeo riguarda il digiuno in generale, non specificamente il metodo 16/8.
Cosa scrivono gli autori
Durante il digiuno il livello di insulina diminuisce e, secondo Ewa Dąbrowska, questo avvia i processi di perdita di peso.
Il digiuno favorisce la riduzione del tessuto adiposo in eccesso e migliora la sensibilità delle cellule all’insulina.
Il digiuno 16/8 prevede 16 ore senza mangiare e 8 ore durante le quali si può mangiare.
Il digiuno può ridurre il grasso viscerale, cioè il grasso che si trova nella cavità addominale.
Ewa Dąbrowska indica la regressione dell’insulino-resistenza come uno degli effetti più importanti del digiuno.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 7 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 247.
Una revisione ha rilevato che mangiare entro una finestra temporale limitata era associato a una riduzione del peso corporeo e dell’insulina a digiuno nelle persone in sovrappeso o obese.
Obiettivo dello studio: Fornire una valutazione aggiornata e completa della qualità degli studi esistenti e delle associazioni tra il digiuno intermittente (IF) e gli esiti per la salute.
Risultati: Sono stati individuati dodici studi di metanalisi e 122 associazioni tra il digiuno intermittente e gli esiti per la salute. Le prove di alta qualità hanno indicato associazioni significative tra l’alimentazione a tempo limitato (TRE) e la perdita di peso, la riduzione della massa grassa e la diminuzione dei livelli di insulina a digiuno e di emoglobina glicata negli adulti in sovrappeso o obesi; è emersa inoltre un’associazione tra la dieta 5:2 e la riduzione del colesterolo LDL. Prove di qualità da moderata a bassa hanno suggerito associazioni tra il digiuno a giorni alterni modificato e miglioramenti del peso corporeo, del profilo lipidico e della pressione arteriosa. Inoltre, prove di qualità da alta a bassa hanno mostrato che i regimi di digiuno intermittente migliorano efficacemente la salute del fegato in caso di steatosi epatica non alcolica. Questa revisione ombrello presenta il digiuno intermittente, in particolare la TRE, come un intervento promettente per il peso e la salute metabolica, soprattutto negli adulti in sovrappeso o obesi.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Una metanalisi ha rilevato che il digiuno e la restrizione calorica continua aiutano a perdere peso e che, nel breve periodo, il digiuno riduceva l’insulina a digiuno.
Obiettivo dello studio: Le strategie basate sul digiuno (FBS) e la restrizione calorica continua (CCR) sono metodi diffusi per perdere peso e migliorare la salute metabolica. Le FBS alternano periodi in cui si mangia e periodi di digiuno, mentre la CCR riduce in modo costante l’apporto calorico giornaliero. Entrambe mirano a creare un deficit calorico, ma non è ancora chiaro quale sia più efficace per gli esiti sul peso e sul metabolismo, a breve e a lungo termine.
Risultati: Entrambi gli interventi hanno portato a una perdita di peso, con una riduzione da 5,5 a 6,5 kg dopo sei mesi. Tuttavia, i risultati hanno mostrato che, nel breve periodo, le FBS hanno prodotto riduzioni leggermente maggiori del peso corporeo (-0,94 kg, p = 0,004) e della massa grassa (-1,08 kg, p = 0,0001) rispetto alla CCR, sebbene queste differenze non siano clinicamente significative. I due interventi hanno avuto effetti simili sulla massa magra, sulla circonferenza della vita e dei fianchi, sulla pressione arteriosa, sui profili lipidici e sul metabolismo del glucosio. Le FBS hanno però migliorato la sensibilità all’insulina, con riduzioni significative dell’insulina a digiuno (-7,46 pmol/L, p = 0,02) e dell’HOMA-IR (-0,14, p = 0,02). Nonostante questi benefici a breve termine, le FBS non hanno mostrato risultati migliori a lungo termine rispetto alla CCR. Entrambe le strategie sono efficaci per il controllo del peso, ma sono necessarie ulteriori ricerche per valutare la rilevanza clinica a lungo termine delle FBS nelle persone obese.
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Il digiuno intermittente a lungo termine ha ridotto il peso corporeo, ma non ha modificato il livello di insulina rispetto alla dieta di controllo.
Obiettivo dello studio: Lo scopo di questo studio era esaminare gli effetti del digiuno intermittente (IF) a lungo termine sulla composizione corporea e sulla salute cardiometabolica degli adulti in sovrappeso o obesi. Sono stati consultati PubMed, Web of Science e Scopus, dall’inizio della loro copertura fino a marzo 2024, per individuare studi randomizzati originali sugli effetti dell’IF rispetto a una dieta di controllo (CON) e/o alla restrizione calorica continua (CR).
Risultati: Rispetto alla CON, l’IF ha aumentato significativamente le lipoproteine ad alta densità [WMD: 0,04 mmol/l], ma non ha avuto effetti sull’insulina, sull’emoglobina A1c%, sul colesterolo totale, sulle lipoproteine a bassa densità o sulla pressione arteriosa sistolica. Rispetto alla CR, l’IF ha ridotto significativamente la massa grassa [WMD: -0,70 kg], la percentuale di grasso corporeo [WMD: -0,59%] e la pressione arteriosa diastolica [WMD: -0,91 mmHg], e ha aumentato l’HDL [WMD: 0,03 mmol/l], senza altri effetti significativi. Le analisi dei sottogruppi hanno mostrato che il tipo di IF e la durata dell’intervento erano i principali fattori che influivano sugli effetti dell’IF sui marcatori. Negli adulti in sovrappeso o obesi, IF e CR sono efficaci in misura simile nel ridurre il peso corporeo e l’adiposità e nel migliorare i marcatori della salute cardiometabolica.
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Una revisione ha indicato che il digiuno intermittente è generalmente associato alla perdita di peso e alla riduzione della glicemia e dell’insulina a digiuno.
Obiettivo dello studio: Il digiuno intermittente (IF) ha suscitato un interesse scientifico e generale sempre maggiore. Le forme di IF più studiate sono il digiuno a giorni alterni, il digiuno a giorni alterni modificato e l’alimentazione a tempo limitato (TRE).
Risultati: In generale, si osservano una diminuzione della glicemia e dell’insulina a digiuno e un miglioramento del profilo lipidico associato al rischio cardiovascolare. È stata riscontrata un’elevata eterogeneità nei disegni degli studi, soprattutto in quelli sulla TRE, caratterizzati da campioni ridotti e interventi di breve durata. Le prove attuali mostrano che l’IF apporta diversi benefici cardiometabolici negli esseri umani. Nei tre tipi di protocolli IF valutati si osservano perdita di peso e miglioramenti dell’equilibrio del glucosio e del profilo lipidico.
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Una revisione ha rilevato che diverse forme di digiuno hanno prodotto una moderata perdita di peso e possono ridurre l’insulino-resistenza.
Obiettivo dello studio: Questa revisione si propone di riassumere gli effetti del digiuno intermittente sui marcatori della salute cardiometabolica negli esseri umani. Tutte le forme di digiuno esaminate — digiuno a giorni alterni (ADF), dieta 5:2 e alimentazione a tempo limitato (TRE) — hanno prodotto una perdita di peso da lieve a moderata (1-8% rispetto al valore iniziale) e riduzioni costanti dell’apporto energetico (10-30% rispetto al valore iniziale).
Risultati: Anche i livelli di colesterolo LDL e di trigliceridi diminuiscono, ma i risultati sono variabili. Sono stati dimostrati anche altri benefici per la salute, come una migliore regolazione dell’appetito e cambiamenti favorevoli nella diversità del microbioma intestinale, ma le prove a sostegno di questi effetti sono limitate. Il digiuno intermittente è generalmente sicuro e non provoca alterazioni dei livelli di energia né un aumento dei comportamenti alimentari disordinati. In sintesi, il digiuno intermittente è un approccio dietetico sicuro che può determinare una perdita di peso clinicamente significativa (>5%) e migliorare diversi marcatori della salute metabolica nelle persone con obesità.
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Una revisione ha rilevato che negli adulti con diabete di tipo 2 il digiuno intermittente riduceva il peso corporeo e migliorava gli indicatori glicemici.
Obiettivo dello studio: Il digiuno intermittente è oggi la terza dieta più praticata negli Stati Uniti. Eppure, nonostante oltre 225 studi clinici — tra cui quasi 40 su pazienti con diabete o prediabete — il digiuno intermittente non è ancora stato raccomandato né nelle norme di cura dell’American Diabetes Association (ADA) né nelle raccomandazioni cliniche globali della International Diabetes Federation (IDF).
Risultati: Inoltre, il digiuno intermittente è efficace quanto la restrizione calorica nel migliorare il controllo glicemico e non aumenta il rischio di ipoglicemia se i farmaci vengono adeguati seguendo semplici regole. Il digiuno intermittente potrebbe anche ridurre la glicemia negli adulti con prediabete, mentre i dati sono insufficienti per raccomandarne l’uso nelle persone con diabete di tipo 1 o diabete gestazionale. Sosteniamo quindi che le prove disponibili siano ormai sufficienti per includere il digiuno intermittente nelle linee guida cliniche come una delle diverse opzioni di stile di vita basate su prove scientifiche per il diabete di tipo 2. Forniamo inoltre indicazioni pratiche ai clinici su come prescrivere il digiuno intermittente e assistere in sicurezza le persone con diabete.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Una revisione suggerisce che il digiuno del Ramadan può favorire la perdita di peso e migliorare l’insulino-resistenza, ma sono necessarie ulteriori ricerche.
Obiettivo dello studio: La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) è la principale causa di malattia epatica cronica e il principale fattore di mortalità legata al fegato. La disfunzione endoteliale contribuisce in modo significativo all’insorgenza delle malattie cardiovascolari ed è strettamente legata alla MASLD.
Risultati: La revisione ha incluso settantatré studi. Il digiuno del Ramadan potrebbe migliorare la MASLD, le complicanze epatiche e la disfunzione endoteliale associata, oltre a modificare i fattori di rischio favorendo la perdita di peso, attenuando l’insulino-resistenza, potenziando la mitofagia e inducendo cambiamenti nel microbiota intestinale e nell’espressione dei geni circadiani. Sono necessari ulteriori studi per valutare la sicurezza e l’efficacia del digiuno del Ramadan sulla MASLD, sulle complicanze epatiche e sulla relativa funzione endoteliale. Il controllo circadiano costituisce una base molecolare importante per collegare il digiuno del Ramadan alla salute metabolica.
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Prospettive e materiali di opinione
I contenuti seguenti presentano opinioni, interpretazioni e ipotesi degli autori. Non sono considerati equivalenti agli studi scientifici e alle revisioni sistematiche.
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