Dieta e alimentazioneCarne o verdure: la guerra a tavola ha davvero senso?
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- prof. David Ludwig — Keto Diets and the Always Hungry Solution
- Nathan S. Bryan — CARNIVORE VS VEGAN DIET: WHICH IS BEST? - Dr. Nathan Bryan - Molecular medicine and nitric oxide biochemistry
- Ewa Dąbrowska — Znaczenie naturalnego odtruwania organizmu w przywracaniu zdrowia
- Jerzy Zięba — Co Cię nie zabije, to Cię wzmocni
- M. Williamson i N. Moustaid-Moussa i L. Gollahon — Frontiers | The Molecular Effects of Dietary Acid Load on Metabolic Disease (The Cellular PasaDoble: The Fast-Paced Dance of pH Regulation)
- Substitution of animal-based with plant-based foods on cardiometabolic health and all-cause mortality: a systematic review and meta-analysis of prospective studies. · BMC Med 2023
- Optimal dietary patterns for healthy aging. · Nat Med 2025
- A randomized crossover trial on the effect of plant-based compared with animal-based meat on trimethylamine-N-oxide and cardiovascular disease risk factors in generally healthy adults: Study With Appetizing Plantfood-Meat Eating Alternative Trial (SWAP-MEAT). · Am J Clin Nutr 2020
- Plant and Animal Protein Sources in Inflammatory Bowel Disease: Current Evidence and Clinical Implications. · JGH Open 2026
- QUALITY OF PROTEIN IN DIFFERENT FOOD SOURCES IN THE CONTEXT OF CHRONIC KIDNEY DISEASE. · J Ren Nutr 2026
- Orthomolecular Medicine News Service — Unveiling the Corporate Agenda Behind the Global Plant-Based Food Movement
- Orthomolecular Medicine News Service — What Are Humans Designed to Eat? Metabolic Flexibility, Energetic Resilience, and the Modern Food Environment
- Orthomolecular Medicine News Service — Rethinking Plant-Based Nutrition: The Hidden Costs Behind the Greens and Fruits
Sì: si possono combinare entrambi gli approcci, scegliendo un’alimentazione basata soprattutto sui vegetali, ma che includa anche piccole quantità di prodotti animali.
- La dieta mediterranea ne è un esempio: comprende verdura, frutta, cereali integrali, fagioli, frutta secca e olio d’oliva, oltre a un po’ di pesce, pollame, uova e latticini.
- Si possono adattare le proprie scelte alle proprie esigenze e combinare ingredienti vegetali e animali: non esiste una dieta che funzioni allo stesso modo per tutti.
- Non tutti valutano questi alimenti allo stesso modo: c’è chi elogia la dieta vegetale e chi mette in guardia dalle tossine presenti nelle verdure e nel pesce.
Cosa scrivono gli autori
La dieta mediterranea combina alimenti vegetali con piccole quantità di pesce, pollame, uova, yogurt e latte.
Si può cercare un approccio condiviso, lasciando che le persone scelgano ciò che fa al caso loro, senza giudicare le loro scelte.
Con questo approccio non è necessario escludere a priori carne o latticini, e le ricette si possono adattare a scelte vegetariane o vegane.
La dieta esclusivamente carnivora e quella vegana sono descritte come estremamente diverse, e una stessa dieta non funziona allo stesso modo per tutti.
Gli alimenti vegetali sono presentati come una fonte di sostanze nutritive necessarie alla vita, tra cui proteine, grassi, vitamine e microelementi.
La dieta vegetale e il digiuno sono presentati come metodi per prevenire e curare la cardiopatia ischemica.
Si mette in guardia sul fatto che verdure e pesce possono contenere tossine e che la qualità del cibo è importante per la salute.
Combinare ingredienti vegetali e animali può aiutare a mantenere l’equilibrio nell’organismo, e scegliere gli alimenti giusti è presentato come una possibile soluzione.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 5 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 633.
Sostituire alcuni prodotti animali con alimenti vegetali è stato associato a un rischio inferiore di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2.
Obiettivo dello studio: Le evidenze secondo cui sostituire gli alimenti di origine animale con quelli di origine vegetale è associato a un rischio inferiore di malattie cardiovascolari (CVD), diabete di tipo 2 (T2D) e mortalità per tutte le cause sono in costante aumento. Il nostro obiettivo era riassumere e valutare, attraverso una revisione sistematica e una meta-analisi, le evidenze sugli effetti della sostituzione di qualsiasi alimento di origine animale con alimenti vegetali sulla salute cardiometabolica e sulla mortalità per tutte le cause.
Risultati: Sono state incluse in totale 37 pubblicazioni basate su 24 coorti. Le evidenze erano di certezza moderata per un rischio inferiore di CVD quando la carne trasformata veniva sostituita con frutta a guscio [SHR (IC 95%): 0.73 (0.59, 0.91), n = 8 coorti], legumi [0.77 (0.68, 0.87), n = 8] e cereali integrali [0.64 (0.54, 0.75), n = 7], così come quando le uova venivano sostituite con frutta a guscio [0.83 (0.78, 0.89), n = 8] e il burro con olio d’oliva [0.96 (0.95, 0.98), n = 3]. Inoltre, abbiamo trovato evidenze di certezza moderata di un’associazione inversa con l’incidenza del T2D quando la carne rossa veniva sostituita con cereali integrali/cereali [0.90 (0.84, 0.96), n = 6] e la carne rossa o trasformata con frutta a guscio [0.92 (0.90, 0.94), n = 6 oppure 0.78 (0.69, 0.88), n = 6], nonché quando il pollame veniva sostituito con cereali integrali [0.87 (0.83, 0.90), n = 2] e le uova con frutta a guscio o cereali integrali [0.82 (0.79, 0.86), n = 2 oppure 0.79 (0.76, 0.83), n = 2].
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Una maggiore aderenza a schemi alimentari sani, che includono tra l’altro vegetali e latticini a basso contenuto di grassi, è stata associata a maggiori probabilità di invecchiare in buona salute.
Obiettivo dello studio: Con l’invecchiamento della popolazione mondiale, è fondamentale individuare diete che, oltre a prevenire le malattie non trasmissibili, favoriscano al meglio un invecchiamento sano.
Risultati: Gli odds ratio del quintile più alto rispetto a quello più basso variavano da 1.45 (intervallo di confidenza (IC) 95% = 1.35-1.57; dieta vegetale salutare) a 1.86 (IC 95% = 1.71-2.01; Alternative Healthy Eating Index). Quando la soglia di età per l’invecchiamento sano è stata portata a 75 anni, la dieta Alternative Healthy Eating Index ha mostrato l’associazione più forte con un invecchiamento sano, con un odds ratio di 2.24 (IC 95% = 2.01-2.50). Un maggiore consumo di frutta, verdura, cereali integrali, grassi insaturi, frutta a guscio, legumi e latticini a basso contenuto di grassi era associato a maggiori probabilità di invecchiare in buona salute, mentre un maggiore consumo di grassi trans, sodio, bevande zuccherate e carne rossa o trasformata (o di entrambe) era associato a probabilità inferiori. I nostri risultati suggeriscono che schemi alimentari ricchi di alimenti vegetali, con un apporto moderato di alimenti animali salutari, possono favorire un invecchiamento complessivamente sano e orientare le future linee guida alimentari.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
In questo studio, sostituire la carne animale con alternative vegetali è stato associato a livelli inferiori di TMAO, anche se è stato rilevato un effetto dell’ordine degli interventi.
Obiettivo dello studio: Nonostante la crescente popolarità delle alternative vegetali alla carne, le evidenze sugli effetti di questi prodotti sulla salute sono limitate. Il nostro obiettivo era confrontare gli effetti del consumo di alternative vegetali alla carne (Plant) con quelli del consumo di carne animale (Animal) su diversi fattori di salute. L’esito primario era il livello sierico a digiuno di trimetilammina N-ossido (TMAO).
Risultati: I 36 partecipanti che hanno fornito dati completi per entrambe le fasi incrociate erano per il 67% donne, per il 69% caucasici, avevano un’età media ± DS di 50 ± 14 anni e un BMI di 28 ± 5 kg/m2. Il numero medio ± DS di porzioni al giorno non differiva in base alla sequenza degli interventi: 2.5 ± 0.6 rispetto a 2.6 ± 0.7 per Plant e Animal, rispettivamente (P = 0.76). Le concentrazioni medie ± SEM di TMAO erano significativamente inferiori nel complesso con Plant (2.7 ± 0.3) rispetto ad Animal (4.7 ± 0.9) (P = 0.012), ma è stato osservato un effetto significativo dell’ordine (P = 0.023). Le concentrazioni di TMAO erano significativamente inferiori con Plant tra i n = 18 che avevano ricevuto Plant per secondo (2.9 ± 0.4 rispetto a 6.4 ± 1.5, Plant rispetto ad Animal, P = 0.007), ma non tra i n = 18 che avevano ricevuto Plant per primo (2.5 ± 0.4 rispetto a 3.0 ± 0.6, Plant rispetto ad Animal, P = 0.23). Le analisi esplorative del microbioma non hanno individuato possibili fattori in grado di distinguere chi rispondeva da chi non rispondeva.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La revisione indica che le raccomandazioni per le IBD dovrebbero considerare le singole fonti proteiche e l’alimentazione nel suo complesso, non soltanto la distinzione tra alimenti vegetali e animali.
Obiettivo dello studio: Con l’aumento globale del consumo di proteine, vi sono lacune nella nostra comprensione delle differenze tra le fonti proteiche, in particolare tra proteine animali e vegetali, e delle raccomandazioni per i pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali (IBD). Questa revisione narrativa sintetizza le evidenze attuali su come le proteine animali e vegetali producano effetti fisiologici diversi e influenzino il rischio e gli esiti delle IBD.
Risultati: In secondo luogo, i dati osservazionali hanno mostrato possibili associazioni tra un maggiore consumo di proteine animali e il rischio di colite ulcerosa (UC); tuttavia, questa associazione è meno coerente nel caso della malattia di Crohn (CD). Un elevato consumo di carne, in particolare di carne rossa, è inoltre associato a un rischio maggiore di recidiva della UC. In terzo luogo, specifiche proteine animali sono utilizzate in strategie efficaci per indurre e mantenere la remissione della CD. In conclusione, i dati disponibili suggeriscono che le raccomandazioni per i pazienti con IBD dovrebbero andare oltre la distinzione tra proteine animali e vegetali, tenendo conto delle singole fonti proteiche e dello schema alimentare complessivo.
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La revisione indica che una dieta ben pianificata, basata soprattutto su alimenti vegetali, può fornire quantità adeguate di proteine e aminoacidi alle persone con malattia renale cronica.
Obiettivo dello studio: Le diete vegetali stanno ricevendo sempre più attenzione nella gestione della malattia renale cronica (CKD), ma persistono preoccupazioni sulla qualità delle proteine di origine vegetale. Tradizionalmente, le proteine di origine animale sono state considerate proteine ad alto valore biologico, mentre quelle vegetali sono state definite a basso valore biologico, contribuendo a idee errate sulla loro adeguatezza nutrizionale.
Risultati: In questa revisione narrativa mettiamo in discussione queste ipotesi presentando nuove evidenze sulla qualità nutrizionale delle proteine vegetali, sulle strategie per migliorarne il profilo aminoacidico e sulla loro rilevanza nel contesto della CKD. Discutiamo inoltre gli effetti delle proteine vegetali e animali sulla funzione renale, sulla massa muscolare e sul microbiota intestinale. Esaminiamo anche fonti proteiche alternative, come gli insetti commestibili e i funghi, per il loro potenziale contributo nutrizionale e ambientale. I nostri risultati evidenziano che diete ben pianificate, basate prevalentemente su alimenti vegetali, possono soddisfare il fabbisogno di proteine e aminoacidi in tutte le fasi della CKD senza compromettere la salute muscolare o metabolica.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Prospettive e materiali di opinione
I contenuti seguenti presentano opinioni, interpretazioni e ipotesi degli autori. Non sono considerati equivalenti agli studi scientifici e alle revisioni sistematiche.
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