Dieta e alimentazioneDieta carnivora o vegana: quale fa davvero meglio alla salute?
- Nathan S. Bryan — CARNIVORE VS VEGAN DIET: WHICH IS BEST? - Dr. Nathan Bryan - Molecular medicine and nitric oxide biochemistry
- M. Williamson i N. Moustaid-Moussa i L. Gollahon — Frontiers | The Molecular Effects of Dietary Acid Load on Metabolic Disease (The Cellular PasaDoble: The Fast-Paced Dance of pH Regulation)
- Effects of vegetarian diets on blood lipids, blood glucose, and blood pressure: a systematic review and meta-analysis. · Food Funct 2024
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- Plant-based diet and its effect on coronary artery disease: A narrative review. · World J Clin Cases 2023
- The Effect of a Vegan Diet on the Cardiovascular System. · J Cardiovasc Dev Dis 2023
- Nutrition of vegetarians in Poland – a review of research. · Rocz Panstw Zakl Hig 2019
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Nathan S. Bryan ritiene che una dieta carnivora possa migliorare la sensibilità all’insulina, favorire la perdita di peso e l’aumento della massa muscolare e ridurre l’infiammazione.
- Non esiste una dieta che funzioni allo stesso modo per tutti; le persone differiscono, tra le altre cose, per metabolismo e microbioma.
- M. Williamson, N. Moustaid-Moussa e L. Gollahon sottolineano che la carne fornisce proteine complete, ferro, zinco e vitamine B12 e B6.
- Abbinare alimenti vegetali e animali e seguire un’alimentazione varia e ben pianificata può favorire l’equilibrio dell’organismo.
Cosa scrivono gli autori
Non esiste una dieta che funzioni allo stesso modo per tutti; le persone differiscono, tra le altre cose, per metabolismo e microbioma.
Una dieta carnivora può migliorare la sensibilità all’insulina, favorire la perdita di peso e l’aumento della massa muscolare e ridurre l’infiammazione.
La carne è una fonte di proteine complete, ferro, zinco e vitamine B12 e B6.
Abbinare alimenti vegetali e animali può favorire l’equilibrio dell’organismo, mentre un’alimentazione varia e ben pianificata può limitare gli effetti negativi.
M. Williamson, N. Moustaid-Moussa e L. Gollahon ritengono che una dieta sana possa variare da persona a persona.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 7 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 158.
Una metanalisi ha rilevato che la dieta vegetariana riduceva il colesterolo totale e LDL, ma anche l’HDL.
Obiettivo dello studio: Livelli elevati di lipidi nel sangue, glicemia o pressione arteriosa (i «3B») sono fattori di rischio riconosciuti per le malattie cardiovascolari. Tuttavia, nelle precedenti metanalisi i risultati sugli effetti delle diete vegetariane su questi parametri erano discordanti.
Risultati: I risultati hanno mostrato che, rispetto a una dieta onnivora, le diete vegetariane riducevano in misura significativa i livelli di colesterolo totale nel sangue [WMD: -0.54 (IC 95%: -0.60, -0.48) mmol L-1, p < 0.001 negli studi osservazionali; WMD: -0.24 (IC 95% -0.37, -0.10) mmol L-1, p < 0.001 negli RCT], di colesterolo LDL [WMD: -0.41 (IC 95%: -0.48, -0.34) mmol L-1, p < 0.001 negli studi osservazionali; WMD: -0.25 (IC 95%: -0.38, -0.12) mmol L-1, p < 0.001 negli RCT] e di colesterolo HDL [WMD: -0.07 (IC 95%: -0.09, -0.05) mmol L-1, p < 0.001 negli studi osservazionali; WMD: -0.07 (IC 95%: -0.11, -0.04) mmol L-1, p < 0.001 negli RCT], sia nei soggetti sani sia in quelli affetti da malattie croniche. Non hanno invece avuto effetti sui livelli di trigliceridi nel sangue.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La posizione scientifica indica che le diete a base vegetale e vegetariane riducono il rischio di malattie cardiovascolari.
Obiettivo dello studio: Ciò che mangiamo è un elemento fondamentale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari (CVD), ma gli operatori sanitari potrebbero non conoscere chiaramente le prove scientifiche attuali su cui basare le abitudini alimentari e le raccomandazioni.
Risultati: Il consumo di un’unità alcolica al giorno può contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare senza comportare un profilo di rischio sfavorevole. In generale, non vi sono prove che gli integratori di vitamine e minerali riducano il rischio di CVD. Un elevato apporto di potassio è benefico nelle persone sane; gli integratori di calcio o selenio non offrono benefici aggiuntivi, mentre un elevato apporto di sodio è dannoso. La dieta è una componente fondamentale della prevenzione delle CVD e gli operatori sanitari dovrebbero includere nella pratica clinica la valutazione dell’alimentazione e raccomandazioni basate sulle prove scientifiche.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La revisione riferisce che le diete a base vegetale erano associate a un rischio di cardiopatia coronarica inferiore rispetto alle diete non vegetariane.
Obiettivo dello studio: La coronaropatia (CAD), una delle principali componenti delle malattie cardiovascolari, è una delle maggiori cause di mortalità nel mondo. Nel 2021, si è stimato che i fattori di rischio alimentari fossero responsabili di 6.58 milioni di decessi cardiovascolari.
Risultati: Per garantire l’accuratezza e l’affidabilità della nostra revisione, abbiamo incluso 55 articoli integrali sottoposti a revisione paritaria, scritti in inglese e incentrati sugli effetti delle diete a base vegetale sulla CAD. Abbiamo escluso gli studi sugli animali, gli studi in vitro o molecolari e i materiali non originali, come editoriali, lettere, protocolli e abstract di conferenze. In questo articolo sottolineiamo l’importanza di interventi alimentari, come le diete a base vegetale (PBD), per prevenire la CAD e i loro benefici per la sostenibilità ambientale. Integrare alimenti vegetali e cereali integrali nella dieta quotidiana aumenta il consumo di cibi ricchi di nutrienti; ridurre gli alimenti trasformati potrebbe non solo prevenire milioni di morti premature, ma anche proteggere da numerose malattie gastrointestinali e metaboliche croniche.
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La revisione indica che la dieta vegana è associata a cambiamenti favorevoli in diversi fattori di rischio cardiovascolare, anche se può apportare quantità minori di alcuni nutrienti.
Obiettivo dello studio: La dieta vegana, spesso definita dieta ricca di alimenti vegetali, è composta principalmente da cibi di origine vegetale. Questo approccio alimentare può giovare alla salute e all’ambiente ed è utile per il sistema immunitario.
Risultati: Rispetto alle diete onnivore, che spesso contengono meno prodotti di questo tipo, la dieta vegana è stata associata favorevolmente a cambiamenti nei marcatori di rischio delle malattie cardiovascolari (CVD), come valori più bassi dell’indice di massa corporea (BMI), del colesterolo totale nel siero, della glicemia, dell’infiammazione e della pressione arteriosa. Un minore apporto di lipoproteine a bassa densità (LDL), grassi saturi e carne lavorata, insieme a un maggiore consumo di fibre e fitonutrienti, può migliorare la salute cardiovascolare. Tuttavia, rispetto ai non vegani, i vegani assumono quantità molto inferiori di nutrienti quali l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), selenio, zinco, iodio e vitamina B12, e ciò può avere effetti cardiovascolari dannosi. Questa revisione si propone di illustrare gli effetti delle diete a base vegetale (PBD), in particolare di quelle vegane, sul sistema cardiovascolare.
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Una revisione di studi condotti in Polonia indica che la dieta vegetariana può contribuire a ridurre il rischio di obesità e favorire valori normali di colesterolo, glicemia e pressione arteriosa.
Obiettivo dello studio: La prima menzione di una dieta vegetariana in Polonia risale al XIX secolo. Da allora, la sua popolarità è cresciuta costantemente anno dopo anno.
Risultati: Questo tipo di alimentazione, basata soprattutto su prodotti di origine vegetale, può prevenire efficacemente le malattie della civiltà, ridurre il rischio di obesità, favorire il mantenimento di livelli normali di colesterolo e glicemia e abbassare la pressione arteriosa. Tuttavia, una dieta vegetariana non correttamente equilibrata può essere associata a carenze di alcune vitamine e minerali. Questo articolo passa in rassegna alcune decine di studi condotti in Polonia su persone che seguono una dieta vegetariana. La revisione mostra che i vegetariani in Polonia sono un gruppo poco studiato e che servono ulteriori ricerche.
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La revisione indica che le diete vegetali sane sono associate a un rischio inferiore di diabete di tipo 2 e a un migliore controllo glicemico, mentre un maggiore consumo di carne rossa e lavorata è associato a un rischio più elevato.
Obiettivo dello studio: Contesto: il diabete mellito di tipo 2 (T2D) è una delle malattie croniche in più rapida crescita nel mondo. Nel 2024 ha colpito circa 589 milioni di adulti e si prevede che il numero salirà a 853 milioni entro il 2050. Modificare l’alimentazione è un elemento fondamentale sia per prevenire sia per gestire il T2D.
Risultati: L’interpretazione delle prove disponibili è limitata dalla prevalenza di studi osservazionali, dalle definizioni eterogenee dei modelli alimentari a base vegetale, dalle valutazioni dell’alimentazione riferite dai partecipanti e dalla disponibilità limitata di studi randomizzati controllati a lungo termine. Conclusioni: le prove attuali sostengono l’efficacia dei modelli alimentari vegetali sani nella prevenzione e nella gestione del T2D. I modelli che privilegiano alimenti vegetali integrali, tra cui legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta a guscio e semi, e limitano gli alimenti trasformati e il consumo eccessivo di carne rossa sono associati a una migliore salute metabolica. Servono futuri studi randomizzati controllati di alta qualità, con definizioni dietetiche standardizzate, per definire meglio la composizione ottimale delle diete vegetali nella prevenzione e nel trattamento del diabete.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La revisione indica che le diete a base vegetale sono associate a indicatori più favorevoli della salute cardiometabolica, anche se in alcune persone si osservano livelli di HDL leggermente più bassi.
Obiettivo dello studio: I modelli alimentari a base vegetale sono associati a una migliore salute cardiometabolica, con concentrazioni più basse di colesterolo LDL nel siero, pressione arteriosa, adiposità e infiammazione, oltre a un rischio inferiore di malattie cardiovascolari.
Risultati: Descriviamo possibili meccanismi, tra cui un minore apporto di grassi saturi e colesterolo, una riduzione della secrezione di apolipoproteina A-I e della produzione di HDL e la formazione di particelle HDL più piccole, eliminate più rapidamente. Suggeriamo che le modeste riduzioni del colesterolo HDL osservate con diete vegetali sane e pianificate correttamente vadano interpretate nel quadro complessivo dei benefici cardiometabolici netti, anziché essere considerate da sole motivo di preoccupazione clinica. Tuttavia, la notevole eterogeneità tra gli studi, sia nei risultati sia nella metodologia, comprese le diverse definizioni di dieta a base vegetale, limita la possibilità di stabilire la direzione causale e di interpretare le associazioni osservate tra dieta e malattie. Le analisi future dovrebbero migliorare la classificazione delle diete e la scelta dei gruppi di confronto, controllando al contempo le variazioni di peso e la composizione dei macronutrienti per isolare eventuali effetti delle diete a base vegetale sugli esiti correlati all’HDL.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Prospettive e materiali di opinione
I contenuti seguenti presentano opinioni, interpretazioni e ipotesi degli autori. Non sono considerati equivalenti agli studi scientifici e alle revisioni sistematiche.
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