Vitamine e mineraliVitamina K2 e ossa: senza di essa il calcio finisce nel posto sbagliato?
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- [Vitamin K2]. · Clin Calcium 2008
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Jan Jaśkowski afferma che la vitamina K2 indirizza il calcio verso i punti giusti, mentre la vitamina D3 ne aumenta l’assorbimento.
- L’associazione di D3 e K2 dovrebbe favorire la mineralizzazione delle ossa e proteggere dal deposito di calcio nelle arterie.
- Jan Jaśkowski sottolinea che magnesio e K2 sono necessari per il corretto metabolismo del calcio e consiglia di assumere D3 insieme a K2.
Cosa scrivono gli autori
La vitamina D3 aumenta l’assorbimento del calcio, mentre la K2 lo indirizza verso i punti giusti.
L’associazione di D3 e K2 dovrebbe favorire la mineralizzazione delle ossa e proteggere dal deposito di calcio nelle arterie.
Il magnesio e la vitamina K2 sono indicati come indispensabili per il corretto metabolismo del calcio.
Le vitamine D3 e K2 agiscono insieme e sono consigliate in associazione per la salute delle ossa.
Jerzy Jaśkowski definisce un errore assumere soltanto vitamina D3 e sottolinea che va associata alla K2.
Jan Jaśkowski consiglia di assumere insieme le vitamine K2 e D3.
Jerzy Jaśkowski consiglia di assumere contemporaneamente la vitamina K2 e la vitamina D3.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 8 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 76.
La revisione descrive un’associazione tra K2, mantenimento della densità ossea e un minor numero di fratture, anche se sono necessari studi più ampi.
Obiettivo dello studio: In Giappone la vitamina K2 è stata approvata per il trattamento dell’osteoporosi dal 1995. È stato dimostrato che il trattamento con vitamina K2 per l’osteoporosi riduce l’insorgenza di nuove fratture ossee e mantiene la densità minerale ossea (BMD).
Risultati: È stato dimostrato che il trattamento con vitamina K2 per l’osteoporosi riduce l’insorgenza di nuove fratture ossee e mantiene la densità minerale ossea (BMD). L’aspetto peculiare della prevenzione delle fratture ossee con la vitamina K2 è che non vi sono prove dirette di una relazione tra l’aumento della BMD e la diminuzione dell’incidenza delle fratture. Una recente revisione sistematica di sette studi giapponesi randomizzati e controllati condotta da Cockayne ha inoltre mostrato che l’integrazione con fillochinone (vitamina K1) e menachinone (vitamina K2), in particolare menachinone-4, è associata a un aumento della BMD e a una riduzione dell’incidenza delle fratture. Per confermare questi risultati è chiaramente necessario uno studio randomizzato e controllato più ampio e ben progettato, che utilizzi le fratture come esito primario.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La revisione indica che la vitamina K può migliorare la densità ossea e ridurre il numero di fratture, oltre a influire sul metabolismo del calcio.
Obiettivo dello studio: Nell’ultimo decennio è diventato evidente che la vitamina K svolge un ruolo importante nella salute umana, oltre alla sua funzione ben nota nella coagulazione del sangue. Una serie coerente di prove emerse da studi epidemiologici e di intervento sull’uomo dimostra chiaramente che la vitamina K può migliorare la salute delle ossa.
Risultati: Tuttavia, stanno emergendo prove da studi di intervento sull’uomo secondo cui anche la vitamina K(1), a dosi molto più basse, può giovare alla salute delle ossa, in particolare se somministrata insieme alla vitamina D. Sono stati proposti diversi meccanismi attraverso i quali la vitamina K può modulare il metabolismo osseo. Oltre alla gamma-carbossilazione dell’osteocalcina, una proteina ritenuta coinvolta nella mineralizzazione ossea, vi sono sempre più prove che la vitamina K influisca positivamente anche sul metabolismo del calcio, un minerale fondamentale per il metabolismo osseo. Di recente l’Institute of Medicine ha aumentato i livelli di assunzione giornaliera di riferimento per la vitamina K a 90 microg/d per le donne e 120 microg/d per gli uomini, circa il 50% in più rispetto alle raccomandazioni precedenti.
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La revisione descrive l’uso di dosi elevate di K2 per limitare un’ulteriore perdita di massa ossea e il rischio di fratture nelle persone con osteoporosi.
Obiettivo dello studio: Le vitamine K, un gruppo di naftochinoni, sono necessarie per la carbossilazione di un numero limitato di proteine, tra cui l’osteocalcina, una proteina della matrice ossea. La vitamina K1 (fillochinone) e la vitamina K2 (menachinoni) differiscono per le fonti alimentari (rispettivamente verdure a foglia verde e prodotti fermentati), la biodisponibilità e il metabolismo intermedio.
Risultati: Gli studi epidemiologici forniscono prove di un’associazione tra un basso apporto di vitamina K e un maggiore rischio di fratture osteoporotiche. Sono state utilizzate con successo dosi di vitamina K1 fino a 15 volte superiori all’attuale dose giornaliera raccomandata per ridurre la percentuale di osteocalcina non carbossilata nel sangue. Tuttavia, mancano ancora studi che dimostrino chiari effetti benefici sulla salute delle ossa. Al contrario, nei pazienti con osteoporosi è stata utilizzata con notevole efficacia una terapia con dosi farmacologiche molto elevate di menatetrenone, la vitamina K2, per prevenire un’ulteriore perdita di massa minerale ossea e ridurre il rischio di fratture.
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La revisione considera la K2 un possibile complemento nel trattamento dell’osteoporosi, da usare insieme alla vitamina D e al calcio.
Obiettivo dello studio: Esaminare le prove sull’uso dell’integrazione di vitamina K in condizioni cliniche quali osteoporosi, calcificazione vascolare, artrite, cancro, calcoli renali, diabete e terapia con warfarin.
Risultati: L’integrazione di vitamina K può essere utile per diverse malattie croniche che colpiscono i nordamericani con l’invecchiamento della popolazione. Può essere necessaria per la salute delle ossa e del sistema cardiovascolare.
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La revisione suggerisce che la K2 può aiutare a prevenire la perdita ossea e il deposito di calcio nei vasi, ma sottolinea la necessità di ulteriori studi.
Obiettivo dello studio: L’osteoporosi (OP) e la calcificazione vascolare (VC) sono problemi di salute rilevanti che spesso coesistono nella popolazione anziana. Tradizionalmente sono stati considerati processi indipendenti, principalmente legati all’età.
Risultati: La vitamina K2 (VitK2), una famiglia di diverse isoforme naturali note anche come menachinoni (MK), ha recentemente ricevuto particolare attenzione per il suo ruolo nel mantenimento dell’omeostasi del calcio. In particolare, la carenza di VitK2 sembra essere responsabile del cosiddetto «paradosso del calcio», caratterizzato da un basso deposito di calcio nelle ossa e dal suo accumulo nella parete dei vasi. Poiché questi fenomeni possono avere importanti conseguenze cliniche e il ruolo della VitK2 nell’interazione tra ossa e sistema vascolare è stato spiegato solo in parte, questa revisione si concentra sui suoi effetti sul sistema osseo e vascolare, fornendo un aggiornamento della letteratura più recente. Nel complesso, i risultati qui presentati indicano che la famiglia della VitK2 è composta da molecole bioattive naturali che potrebbero svolgere un ruolo importante nella prevenzione della perdita ossea e della calcificazione vascolare, incoraggiando così ulteriori studi approfonditi per valutarne l’impiego come integratore alimentare.
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La revisione descrive come la K2 attivi una proteina che inibisce il deposito di calcio nelle pareti dei vasi.
Obiettivo dello studio: Un apporto insufficiente di calcio può ridurre la densità minerale ossea e aumentare il rischio di fratture. Gli integratori di calcio favoriscono la densità e la solidità ossea e possono prevenire l’osteoporosi.
Risultati: È stato dimostrato che un apporto adeguato di vitamina K2 riduce il rischio di danni vascolari perché attiva la proteina Gla della matrice (MGP), che inibisce i depositi di calcio sulle pareti dei vasi. La vitamina K, in particolare la vitamina K2, è quasi assente nei cibi spazzatura e se ne assume poca anche con una dieta occidentale sana. La carenza di vitamina K comporta un’attivazione insufficiente della MGP, compromettendo notevolmente il processo di rimozione del calcio e aumentando il rischio di calcificazione dei vasi sanguigni. Un maggiore apporto di vitamina K2 potrebbe essere un modo per ridurre i rischi per la salute associati al calcio.
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La revisione descrive il ruolo della vitamina K nell’indirizzare il calcio verso le ossa e limitarne il deposito nelle pareti dei vasi.
Obiettivo dello studio: La vitamina K (VK) è una vitamina liposolubile indispensabile per l’attivazione delle proteine dipendenti dalla vitamina K (VKDP). È stato dimostrato che svolge un ruolo importante nel corretto deposito del calcio nelle ossa, ostacolandone quello nelle pareti vascolari.
Risultati: Per la vitamina K2 (VK2) non esiste attualmente una dose giornaliera di riferimento (RDI) ufficiale. Tuttavia, negli ultimi decenni sono stati studiati gli effetti della VK2 sul miglioramento della salute nelle malattie cardiovascolari, sul metabolismo osseo e sulle malattie renali croniche. Il microbiota del tratto gastrointestinale svolge un ruolo importante: i Bacteroides sono principalmente in grado di sintetizzare forme di menachinoni a catena molto lunga e, oltre ai batteri presenti nella flora intestinale, la VK2 è prodotta anche dai batteri usati nei processi di fermentazione degli alimenti. Questa revisione aggiorna la letteratura attuale sull’origine della VK2 e sulle sue implicazioni nel cosiddetto «paradosso del calcio», ovvero la mancanza di calcio nelle ossa e il suo accumulo nella parete dei vasi.
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Nello studio, l’associazione di vitamina K2, vitamina D ed estratto di polline è stata collegata a una diminuzione del marker di riassorbimento osseo CTX, ma non consente di valutare l’effetto della sola K2.
Obiettivo dello studio: Contesto: la transizione menopausale può essere accompagnata da diversi sintomi debilitanti che compromettono la qualità della vita. Molte donne non possono seguire e/o rifiutano la terapia ormonale sostitutiva (HRT) e si affidano quindi a rimedi non ormonali per gestire la sindrome climaterica.
Risultati: Nel confronto tra il Gruppo A e il Gruppo B, i valori di CTX dopo il trattamento erano significativamente diversi (p = 0.0458). Rispetto ai valori iniziali, nel Gruppo A sono emerse differenze significative nei domini fisico, psicosociale e vasomotorio della qualità della vita specifica per la menopausa (MenQol) (p < 0.05), mentre non è stata riscontrata alcuna differenza significativa nel dominio sessuale (p > 0.05). Dopo la terapia, nel confronto tra il Gruppo A e il Gruppo B sono state osservate differenze significative in tutti i domini MenQol (p < 0.05), tranne in quello sessuale (p > 0.05). Conclusioni: sulla base dei risultati, l’associazione di PCP, vitD e vitK2 potrebbe essere usata per gestire i disturbi vasomotori e dell’umore associati alla menopausa, offrendo anche il beneficio aggiuntivo di preservare la salute delle ossa.
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Prospettive e materiali di opinione
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