Erbe e pianteCurcuma al posto di un antidolorifico? La spezia gialla contro l’infiammazione
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Henryk Różański scrive che la curcumina inibisce la sintesi delle prostaglandine e l’attività della lipossigenasi.
- Negli studi sui topi ha ritardato il diabete autoimmune e, in alcuni casi, lo ha prevenuto; ha inoltre inibito la proliferazione dei linfociti CD4+ e ridotto la produzione di IFN-γ da parte delle cellule Th1.
- Hubert Czerniak attribuisce alla curcuma un’azione antinfiammatoria e la capacità di alleviare i sintomi dell’asma, e consiglia di consumarne due cucchiaini al giorno; sostiene inoltre che la curcumina non provochi effetti collaterali.
- L’EMA descrive determinati preparati a base di rizoma di curcuma e indica secchezza della bocca, flatulenza e irritazione gastrica come possibili effetti indesiderati di frequenza non nota.
Cosa scrivono gli autori
La curcumina inibisce la sintesi delle prostaglandine ed è un inibitore della lipossigenasi.
Negli studi sui topi, la curcumina ha ritardato il diabete autoimmune e, in alcuni casi, lo ha prevenuto.
In questo modello, la curcumina ha inibito la proliferazione dei linfociti CD4+ e ridotto la produzione di IFN-γ da parte delle cellule Th1.
Hubert Czerniak scrive che la curcuma ha un’azione antinfiammatoria, allevia i sintomi dell’asma e può essere utile in caso di congiuntivite allergica.
Hubert Czerniak consiglia di consumare ogni giorno due cucchiaini di curcuma e sostiene che la curcumina non provochi effetti collaterali.
La valutazione dell’HMPC riguarda determinati preparati a base di rizoma di curcuma, ottenuti mediante essiccazione e riduzione in polvere o mediante estrazione con un solvente.
L’EMA indica secchezza della bocca, flatulenza e irritazione gastrica come possibili effetti collaterali di frequenza non nota.
Anche la monografia dell’HMPC indica che possono manifestarsi lievi sintomi di secchezza della bocca, flatulenza e irritazione gastrica, con frequenza non nota.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 7 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 987.
Una metanalisi di studi randomizzati ha rilevato che la curcuma o la curcumina riducevano CRP, TNF-α e IL-6, ma non IL-1β.
Obiettivo dello studio: La curcuma e il suo principale composto bioattivo, la curcumina, sono stati oggetto di numerose ricerche per quanto riguarda il loro impatto sull’equilibrio infiammatorio e ossidativo dell’organismo. In questa revisione sistematica e metanalisi abbiamo riassunto la letteratura disponibile sugli studi controllati randomizzati (RCT) che hanno esaminato questa ipotesi.
Risultati: Nell’analisi finale sono stati inclusi 66 RCT. Abbiamo osservato che l’integrazione di curcuma/curcumina riduce significativamente i livelli dei marcatori infiammatori, tra cui CRP (WMD: -0,58 mg/l, IC 95%: da -0,74 a -0,41), TNF-α (WMD: -3,48 pg/ml, IC 95%: da -4,38 a -2,58) e IL-6 (WMD: -1,31 pg/ml, IC 95%: da -1,58 a -0,67); fa eccezione IL-1β (WMD: -0,46 pg/ml, IC 95%: da -1,18 a 0,27), per il quale non è stata rilevata una variazione significativa. Inoltre, l’integrazione di curcuma/curcumina ha migliorato significativamente l’attività antiossidante, aumentando il TAC (WMD = 0,21 mmol/l; IC 95%: da 0,08 a 0,33), riducendo i livelli di MDA (WMD = -0,33 µmol/l; IC 95%: da -0,53 a -0,12) e aumentando l’attività della SOD (WMD = 20,51 u/l; IC 95%: da 7,35 a 33,67). L’integrazione di curcuma/curcumina potrebbe essere un intervento valido per migliorare lo stato infiammatorio/ossidativo delle persone.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Una metanalisi di studi su persone con prediabete e diabete ha rilevato una riduzione di diversi marcatori dell’infiammazione e dello stress ossidativo, anche se la certezza delle prove è stata valutata come bassa.
Obiettivo dello studio: L’infiammazione cronica e lo stress ossidativo sono centrali nello sviluppo e nella progressione del prediabete e del diabete. La curcumina, il principale componente bioattivo della curcuma, ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, anche se le prove provenienti dagli studi controllati randomizzati (RCT) sull’uomo sono ancora discordanti.
Risultati: L’integrazione di curcumina/curcuma ha ridotto significativamente CRP (SMD: -0,50), TNF-α (SMD: -1,70), IL-6 (SMD: -2,97) e MDA (SMD: -1,31), aumentando al contempo in modo significativo GSH (SMD: 1,72) e TAC (SMD: 1,03). Sono stati osservati miglioramenti maggiori di CRP, GSH e TAC con curcumina non formulata e dosi più elevate (≥ 1 g/giorno). È stato rilevato un bias di pubblicazione per CRP e GSH; a causa della notevole eterogeneità, la certezza complessiva delle prove è stata giudicata bassa per tutti i biomarcatori. In conclusione, l’integrazione di curcumina/curcuma può influire favorevolmente sui biomarcatori dell’infiammazione e dello stress ossidativo nelle persone con prediabete e diabete. Sono tuttavia necessari ulteriori RCT di alta qualità e su larga scala per confermare questi risultati e determinare le formulazioni e i dosaggi ottimali.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Una revisione degli studi sull’artrite ha indicato che la curcumina e l’estratto di curcuma possono alleviare i sintomi e ridurre l’infiammazione, ma le conclusioni vanno interpretate con cautela.
Obiettivo dello studio: La ricerca farmacologica moderna ha rilevato che i componenti chimici della Curcuma longa L. sono principalmente la curcumina e l’olio volatile di curcuma. Diversi recenti studi controllati randomizzati (RCT) hanno mostrato che la curcumina migliora i sintomi e l’infiammazione nei pazienti con artrite.
Risultati: Sono stati inclusi 29 RCT, con 2396 partecipanti e 5 tipi di artrite. Le forme di artrite comprendevano spondilite anchilosante (AS), artrite reumatoide (RA), osteoartrite (OA), artrite idiopatica giovanile (JIA) e gotta/iperuricemia. La curcumina e l’estratto di Curcuma longa sono stati somministrati in dosi da 120 mg a 1500 mg per un periodo da 4 a 36 settimane. In generale, in tutti gli studi la curcumina e l’estratto di Curcuma longa sono risultati sicuri e hanno migliorato la gravità dell’infiammazione e i livelli di dolore nei pazienti con queste forme di artrite. Tuttavia, in futuro saranno necessari altri RCT per chiarire gli effetti dell’integrazione di curcumina ed estratto di Curcuma longa nei pazienti con artrite, comprese RA, OA, AS e JIA. La curcumina e l’estratto di Curcuma longa possono migliorare i sintomi e i livelli di infiammazione nelle persone con artrite. Tuttavia, data la qualità bassa e il numero limitato di RCT, le conclusioni vanno interpretate con cautela.
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In uno studio su persone con diabete di tipo 2 e steatosi epatica, la curcumina ha ridotto il livello di TNF e di diversi altri marcatori dell’infiammazione.
Obiettivo dello studio: Contesto: la curcumina, un polifenolo bioattivo derivato dalla curcuma, ha mostrato potenziali effetti terapeutici nella steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), modulando l’infiammazione, lo stress ossidativo, l’accumulo di grasso nel fegato e la fibrosi. Obiettivo: valutare l’efficacia della curcumina nel ridurre la steatosi epatica e la rigidità del fegato nei pazienti con MASLD.
Risultati: Anche i livelli di IL-1β, IL-6 e malondialdeide sono diminuiti significativamente (p < 0,001), mentre l’attività degli enzimi antiossidanti, tra cui la glutatione perossidasi e la superossido dismutasi, è aumentata significativamente (p < 0,001), indicando un miglioramento dell’equilibrio ossidativo. Inoltre, rispetto al placebo, la curcumina ha ridotto significativamente gli acidi grassi non esterificati, il grasso corporeo totale, il BMI, la steatosi epatica e la rigidità del fegato. Conclusioni: dodici mesi di integrazione di curcumina hanno migliorato il controllo glicemico, ridotto l’infiammazione sistemica e lo stress ossidativo e migliorato significativamente la steatosi epatica e la rigidità del fegato nei pazienti con MASLD. Questi risultati indicano che la curcumina è una promettente terapia complementare per la gestione della MASLD.
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Una metanalisi ha rilevato che la curcumina riduceva la CRP nelle persone con diabete di tipo 2.
Obiettivo dello studio: Il controllo dell’iperglicemia e dell’infiammazione nel diabete di tipo 2 (T2D) resta un approccio importante per tenere sotto controllo la malattia. L’uso di sostanze fitochimiche presenti nelle erbe naturali è stato ampiamente studiato, ma i risultati degli studi clinici sono discordanti, probabilmente a causa delle dimensioni ridotte dei campioni.
Risultati: L’integrazione di curcumina ha comportato una riduzione significativa della glicemia a digiuno, MD = -11,48 mg/dL, IC 95% (-14,26, -8,70), p < 0,01, e dell’emoglobina glicata, MD = -0,54%, IC 95% (-0,73, -0,35), p < 0,01. Inoltre, rispetto al placebo, nel gruppo trattato con curcumina si è verificata una riduzione significativa della proteina C-reattiva, SMD = -0,59, IC 95% (-1,11, -0,07), p = 0,03. I risultati di questo studio suggeriscono che, rispetto al placebo, la curcumina può migliorare l’iperglicemia e l’infiammazione nel T2D. Sebbene siano stati osservati potenziali benefici, si raccomanda che i futuri studi individuino una dose e una durata d’intervento adeguate e includano formulazioni di curcumina che ne migliorino l’assorbimento.
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Una revisione degli studi clinici ha rilevato risultati favorevoli sugli esiti clinici o sui biomarcatori nella maggior parte dei lavori inclusi.
Obiettivo dello studio: Le proprietà medicinali della curcuma (Curcuma longa L.), una pianta usata da secoli come antinfiammatorio, sono attribuite ai suoi curcuminoidi polifenolici, tra i quali predomina la curcumina. Sebbene gli integratori di «curcumina» siano tra i prodotti botanici più venduti e abbiano mostrato effetti promettenti negli studi preclinici, rimangono dubbi sulla loro attività biologica nell’uomo.
Risultati: Sono state consultate otto banche dati secondo linee guida consolidate; tra le 9528 citazioni iniziali, 389 soddisfacevano i criteri di inclusione. La metà riguardava disturbi metabolici associati all’obesità (29%) o disturbi muscoloscheletrici (17%), nei quali l’infiammazione è un fattore chiave. Nella maggior parte dei lavori (75%) sono stati riportati effetti benefici sugli esiti clinici e/o sui biomarcatori; si trattava principalmente di studi in doppio cieco, randomizzati e controllati con placebo (77%, D-RCT). Le citazioni relative alle categorie di malattie studiate più spesso in seguito — disturbi neurocognitivi (11%), gastrointestinali (10%) o cancro (9%) — erano molto meno numerose e hanno prodotto risultati discordanti, a seconda della qualità dello studio e della condizione esaminata.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Una revisione ha rilevato benefici antinfiammatori della curcuma e della curcumina nei pazienti in emodialisi.
Obiettivo dello studio: I pazienti in emodialisi (HD) presentano un rischio maggiore di stress ossidativo e infiammazione; inoltre, le persone che assumono farmaci immunosoppressori sono esposte a nefrotossicità. La curcuma (Curcuma longa) e il suo composto attivo, la curcumina, hanno effetti nefroprotettivi grazie alle loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antiapoptotiche.
Risultati: Inoltre, hanno mostrato un effetto nefroprotettivo nelle persone che assumono farmaci immunosoppressori. Al contrario, un’interazione tra alimenti e farmaci immunosoppressori, in presenza di dosi elevate di curcuma, ha causato nefrotossicità. La curcuma e la curcumina possono essere utili come strategie terapeutiche di supporto per i pazienti in HD e per le persone che assumono farmaci immunosoppressori. Tuttavia, per confermarne l’efficacia sono necessari campioni più ampi e studi di alta qualità con periodi di follow-up più lunghi.
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Prospettive e materiali di opinione
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