Erbe e pianteCardamomo: la spezia che salva lo stomaco e rinfresca l’alito?
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I preparati a base di cardamomo dovrebbero stimolare la digestione, rilassare la muscolatura liscia e avere, tra gli altri, effetti coleretici e carminativi.
- L’olio applicato sulla pelle dovrebbe riscaldare, anestetizzare e alleviare il prurito; in caso di raffreddore, il cardamomo dovrebbe facilitare l’eliminazione del muco.
Cosa scrivono gli autori
I preparati a base di cardamomo stimolano la secrezione dei succhi digestivi, rilassano la muscolatura liscia e hanno effetti coleretici e carminativi.
I preparati a base di cardamomo dovrebbero avere anche effetti diuretici, diaforetici e antisettici e aumentare la secrezione di latte.
Il cardamomo viene usato per asma, mal di testa, disturbi digestivi, catarro delle vie respiratorie e tosse.
Gli estratti di cardamomo dovrebbero migliorare la circolazione sanguigna e cerebrale, rafforzare l’attività cardiaca e avere effetti analgesici.
L’olio strofinato sulla pelle dovrebbe riscaldare, anestetizzare e frenare il prurito.
L’olio di cardamomo può essere usato per massaggi contro i reumatismi e in caso di raffreddore e influenza.
L’infuso di cardamomo con latte e miele è consigliato in caso di raffreddore e influenza.
L’infuso di cardamomo con latte e miele dovrebbe aiutare a recuperare le forze in caso di esaurimento, debolezza durante le malattie infettive e dopo uno sforzo intenso.
Il cardamomo dovrebbe dilatare la trachea e i bronchi, facilitando la respirazione, e in caso di raffreddore dovrebbe facilitare l’eliminazione del muco dal naso.
Una miscela contenente cardamomo, cannella e zenzero è descritta come utile in caso di disturbi digestivi, nausea e vomito.
Alla miscela contenente cardamomo sono attribuiti effetti antiemetici e disinfettanti sull’apparato digerente.
Il cardamomo è indicato come prodotto per disinfettare gli ambienti.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 8 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 163.
Una meta-analisi ha rilevato che il cardamomo verde riduce leggermente la pressione diastolica e i marcatori dell’infiammazione, ma non influisce in modo significativo sulla pressione sistolica.
Obiettivo dello studio: Le ricerche mostrano che le spezie erboristiche, compresi i semi di Elettaria cardamomum, possono avere effetti benefici su condizioni metaboliche non salutari. Questo studio è una revisione sistematica degli effetti del cardamomo verde nei pazienti con sindrome metabolica e disturbi correlati.
Risultati: Tuttavia, gli integratori di cardamomo non hanno avuto effetti significativi sulla pressione sistolica. Questa meta-analisi ha dimostrato che il cardamomo verde potrebbe migliorare il controllo della pressione arteriosa e avere effetti antinfiammatori, aiutando i pazienti con un profilo metabolico non salutare a gestire meglio la propria salute. È importante sottolineare che gli studi randomizzati idonei erano pochi e coinvolgevano un numero piuttosto ridotto di partecipanti. Per un uso diffuso sono necessari ulteriori studi prospettici, con campioni più ampi e periodi di integrazione più lunghi.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La revisione indica che il cardamomo può essere un’alternativa efficace per alleviare la nausea e il vomito da lievi a moderati in gravidanza.
Obiettivo dello studio: Per valutare l’efficacia della medicina alternativa nel trattamento della nausea e del vomito in gravidanza (NVP), sono stati effettuati sistematicamente ricerche in tre importanti banche dati, PubMed, Cochrane Library e Scopus, dall’inizio della loro attività fino al 14 gennaio 2019, per studiare gli effetti delle erbe medicinali sulla NVD. La qualità degli studi è stata valutata secondo la scala di Jadad.
Risultati: Questa revisione sistematica ha confermato i risultati di precedenti revisioni sistematiche su un campione più ampio. Lo zenzero è risultato più efficace della vitamina B, ma alla dose di 35-500 mg lo zenzero e la vitamina B6 hanno avuto effetti equivalenti. Tuttavia, dopo un periodo di trattamento più lungo (60 giorni), la vitamina B6 si è dimostrata più efficace dello zenzero. Quali sono le implicazioni di questi risultati per la pratica clinica e per le ricerche future? Matricaria chamomilla, Elettaria cardamomum, sciroppo di melograno e menta verde, limone e zenzero possono essere consigliati alle donne in gravidanza per alleviare la NVP.
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Una revisione di revisioni indica che il cardamomo usato in aromaterapia può essere utile in caso di nausea e vomito in gravidanza.
Obiettivo dello studio: Fino all’85% delle donne in gravidanza soffre di nausea e vomito durante la gestazione (NVP), con possibili conseguenze sia per la donna sia per il feto in sviluppo. La medicina tradizionale dell’Asia orientale (TEAM), che comprende l’agopuntura e le erbe medicinali, è stata utilizzata per trattare la NVP; la sua efficacia resta tuttavia dibattuta.
Risultati: In totale, dalle banche dati sono state recuperate 20,121 pubblicazioni. Venticinque revisioni sistematiche hanno soddisfatto i criteri di inclusione, indicando che l’agopuntura e le tecniche correlate, così come le erbe medicinali, sono efficaci nell’alleviare la NVP. Sono stati utilizzati diversi metodi, tra cui agopuntura tradizionale, digitopressione, iniezioni nei punti di agopuntura, elettroagopuntura, cerotti erboristici applicati sui punti di agopuntura e decotti di erbe. Anche erbe come lo zenzero e ulteriori aromaterapie, come quelle al limone e al cardamomo, hanno mostrato effetti benefici. Tuttavia, vi sono controversie sulla coerenza dei risultati e sulla qualità dei metodi. Nonostante il basso rischio di distorsione nei risultati delle revisioni, tutte sono state giudicate di qualità metodologica bassa o molto bassa e nessuna ha seguito pienamente le linee guida PRISMA. Questa revisione completa sottolinea il potenziale della TEAM nella gestione della NVP, ma evidenzia importanti lacune nella qualità della ricerca e nella rendicontazione.
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La revisione indica che il cardamomo può migliorare alcuni indicatori del controllo glicemico e dell’insulino-resistenza, anche se il riassunto non fornisce risultati dettagliati specifici per questa pianta.
Obiettivo dello studio: La prevalenza globale del diabete sta aumentando rapidamente. Sebbene il controllo glicemico resti il pilastro della gestione del diabete di tipo 2 (T2DM), i farmaci ipoglicemizzanti sono associati a effetti collaterali. Molte persone con T2DM usano erbe medicinali nonostante i potenziali rischi. Questa revisione mira a valutare in modo completo l’efficacia e la sicurezza delle erbe medicinali per il T2DM.
Risultati: Sono state incluse otto meta-analisi e due revisioni sistematiche. Zenzero, curcuma e granuli Jinlida hanno ridotto significativamente l’HbA1c rispetto al placebo (differenze medie (MD): -0.467%, -0.486%, -0.283%, rispettivamente), con prove di certezza da moderata ad alta. Berberis vulgaris, il decotto Gegen Qinlian e il picnogenolo potrebbero ridurre l’HbA1c, ma le prove hanno un livello di certezza molto basso. Zenzero, curcuma, cardamomo, Berberis vulgaris, Nigella sativa e varie erbe medicinali cinesi hanno mostrato miglioramenti nelle misure dell’insulino-resistenza. Tuttavia, la fiducia complessiva in questi risultati è limitata, a causa della qualità da bassa a molto bassa delle revisioni incluse. Sono stati segnalati pochi effetti avversi lievi, ma i dati erano incompleti. Le prove attuali sostengono l’uso di zenzero e curcuma per il controllo glicemico nel diabete di tipo 2; tuttavia, data l’elevata eterogeneità clinica e la bassa qualità della revisione, la fiducia in questo risultato è in qualche misura limitata.
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In uno studio cellulare, l’estratto di cardamomo ha ridotto i marcatori dell’infiammazione, suggerendo un possibile effetto protettivo contro l’infiammazione cronica.
Obiettivo dello studio: L’analisi chimica dei composti fenolici e terpenoidi presenti nel cardamomo intero, nella buccia e nei semi (Elettaria cardamomum (L.) Maton) ha individuato 11 composti fenolici e 16 terpenoidi, molti dei quali segnalati per la prima volta. Qui descriviamo le proprietà antinfiammatorie di un estratto metanolico di cardamomo intero in cellule del colon e macrofagi stimolati con lipopolisaccaride (LPS), una sostanza infiammatoria dei batteri.
Risultati: Nei macrofagi, gli estratti di cardamomo hanno ridotto l’espressione dei geni pro-infiammatori NFkβ, TNFα, IL-6 e COX2 e diminuito i livelli di NO riducendo le ROS e aumentando l’espressione genica dei recettori nucleari LXRα e PPARγ. Gli estratti di cardamomo, in concentrazioni comprese tra 200 e 800 μg/mL, non hanno mostrato effetti tossici sulle cellule del colon o sui macrofagi. Gli estratti metanolici di cardamomo intero contenevano livelli elevati di composti fenolici (per esempio, acido protocatecuico, acido caffeico, acido siringico e acido 5-O-caffeoilchinico, tra gli altri), probabilmente responsabili degli effetti antinfiammatori e multifunzionali osservati nello studio. Le informazioni ottenute suggeriscono che il cardamomo possa svolgere un ruolo protettivo contro l’infiammazione di basso grado, aprendo la strada a futuri studi in vivo su modelli murini di infiammazione e malattie croniche associate.
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Negli studi di laboratorio, gli estratti di cardamomo hanno mostrato effetti antinfiammatori e inibito l’enzima α-amilasi.
Obiettivo dello studio: Il cardamomo è una delle spezie più famose al mondo ed è usato anche nella medicina tradizionale di numerose culture. La ricerca moderna mira a chiarirne il potenziale terapeutico in diverse malattie.
Risultati: Gli estratti hanno mostrato una forte attività nei test per valutare il potenziale antinfiammatorio; l’estratto etanolico è risultato più attivo. Per quanto riguarda l’attività anti-iperglicemica, gli estratti hanno inibito l’α-amilasi, ma non hanno avuto alcun effetto sull’α-glucosidasi. È stata osservata attività antimicrobica contro Candida albicans e Prototheca zopfii a concentrazioni elevate. Questo studio suggerisce un potenziale preliminare in vitro del cardamomo nel regolare il metabolismo dei carboidrati e le condizioni pro-infiammatorie.
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La revisione descrive i diversi usi medicinali di alcune erbe classificate in Cina come cardamomi.
Obiettivo dello studio: Una descrizione completa degli usi etnomedicinali, delle moderne tecniche di autenticazione, dei componenti chimici e delle attività farmacologiche delle CMH.
Risultati: I nostri risultati indicano che le CMH sono ampiamente utilizzate nei diversi sistemi medici delle etnie in Cina e hanno applicazioni terapeutiche specifiche. Ne sono un esempio l’AK, usata soprattutto nella medicina mongola per i disturbi renali, e la MF, usata prevalentemente nella medicina tibetana per le malattie cardiovascolari. Le CMH possono essere identificate e confrontate mediante GC, HPLC e TLC. I loro principali componenti bioattivi includono difenileptani, lignani e diterpenoidi. I testi delle medicine tradizionali delle diverse etnie ne documentano soprattutto l’uso per il trattamento dei disturbi gastrointestinali. Tuttavia, la ricerca attuale si concentra principalmente sulle attività antinfiammatorie e antitumorali. Gli usi medicinali tradizionali delle CMH meritano ulteriori approfondimenti con metodi interdisciplinari che integrino le conoscenze etnofarmacologiche e la verifica farmacologica moderna.
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Nei polli infettati da E. coli, l’olio essenziale di cardamomo giavanese ha limitato la crescita batterica; la sua combinazione con la curcuma è stata associata a lesioni meno gravi nella milza.
Obiettivo dello studio: Considerata la crescente preoccupazione globale per la resistenza antimicrobica nell’allevamento avicolo, questo studio ha esaminato il potenziale dell’olio essenziale di cardamomo giavanese (JCEO) e della curcuma essiccata (DT) come terapie alternative per la colibacillosi, valutandone gli effetti sulla milza.
Risultati: I gruppi trattati con la combinazione di erbe hanno presentato il grado di gravità più basso, caratterizzato da follicoli linfoidi compatti e vasculite ridotta. Il gruppo trattato con una singola dose di JCEO ha ridotto la crescita batterica sia in vitro sia in vivo e ha mostrato un punteggio lieve di vasculite, indicando un’attività antibatterica. Al contrario, il trattamento singolo con DT e i gruppi trattati con antibiotici hanno mostrato danni moderati alle lesioni della milza. Questi risultati suggeriscono che il JCEO agisce come battericida, mentre la DT ha un effetto antinfiammatorio; le due sostanze insieme agiscono in sinergia.
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