MalattieImpianti in ceramica invece che in titanio: più sani o solo più costosi?
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Igor Dogocki descrive la ceramica come un materiale che può integrarsi bene con i tessuti e ridurre il rischio di infiammazione gengivale.
- Igor Dogocki la presenta anche come un’opzione senza metallo per le persone allergiche o che avvertono fastidio a causa del metallo.
- Igor Dogocki sottolinea però che la presenza di metallo non significa automaticamente che ci sia un problema e non giustifica una sostituzione in assenza di indicazioni.
- Non sono stati indicati i prezzi, quindi non è possibile stabilire se gli impianti in ceramica siano più costosi di quelli in titanio.
Cosa scrivono gli autori
La ceramica è descritta come atossica e ben tollerata dall’organismo; Igor Dogocki sostiene che non comporta rischi di allergia.
Igor Dogocki collega la migliore integrazione della ceramica con la gengiva a un minor rischio di infiammazione e perdita dell’impianto.
Igor Dogocki sostiene che sugli impianti in ceramica si depositano meno batteri, il che può ridurre il rischio di infiammazione gengivale.
Gli impianti in ossido di zirconio sono descritti come privi di metallo, biocompatibili ed estetici.
Igor Dogocki propone gli impianti in ceramica alle persone allergiche al titanio o che avvertono fastidio per la presenza di metallo nel corpo.
Igor Dogocki sottolinea che per la maggior parte delle persone la presenza di metallo in bocca non significa automaticamente che ci sia un problema, anche se in alcuni casi possono verificarsi reazioni o allergie.
Igor Dogocki descrive la valutazione dei materiali presenti in bocca prima del trattamento e si oppone alla loro rimozione in assenza di indicazioni.
Igor Dogocki attribuisce all’ossido di zirconio proprietà meccaniche ed estetiche e un’elevata biocompatibilità.
La ceramica può offrire un aspetto più simile a quello di un dente naturale; la scelta del materiale è particolarmente importante in caso di allergia accertata o ipersensibilità ai metalli.
Igor Dogocki afferma che i metalli, compreso il titanio, possono provocare alcune allergie.
Il protocollo descritto prevede la rimozione di tutti i metalli dalla bocca e la loro sostituzione, tra l’altro, con impianti in ceramica.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 5 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 259.
La revisione ha valutato positivamente la biocompatibilità e la capacità di integrazione ossea degli impianti in zirconia e ha rilevato alti tassi di successo clinico.
Obiettivo dello studio: Attualmente il titanio è considerato il materiale di riferimento per la produzione di impianti dentali; tuttavia, non è privo di difetti. Le segnalazioni di possibili alterazioni del colore dei tessuti molli, corrosione e reazioni allergiche hanno portato allo sviluppo di impianti dentali in zirconia.
Risultati: La biocompatibilità della zirconia e la sua capacità di integrarsi con l’osso sembrano indiscutibilmente buone. Nonostante alcune sue proprietà meccaniche siano, di fatto, inferiori a quelle del titanio, i vantaggi sembrano superare gli svantaggi. Gli impianti in zirconia mostrano tassi di successo molto buoni negli studi clinici. Ciò è dovuto in parte ai metodi di trattamento superficiale disponibili, tra cui le modifiche alla nanotopografia, che migliorano la bagnabilità, il contatto tra osso e impianto e, in generale, l’osteointegrazione.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
I risultati a breve termine degli studi sugli impianti in zirconia di nuova generazione sono promettenti e paragonabili a quelli degli impianti in titanio.
Obiettivo dello studio: Nel corso degli anni sono stati utilizzati numerosi biomateriali per produrre impianti. Per anni il titanio o le sue leghe sono stati considerati il «gold standard», cioè il riferimento d’eccellenza.
Risultati: I risultati a breve termine degli studi sugli impianti in zirconia di nuova generazione sono promettenti e paragonabili a quelli degli impianti in titanio. Tuttavia, il materiale è relativamente fragile e soggetto a difetti superficiali. Inoltre, non esistono risultati clinici a lungo termine e le possibili complicazioni sono sconosciute. Sono necessarie ricerche cliniche a lungo termine prima di poter raccomandare l’uso di routine degli impianti in zirconia.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
La revisione non ha riscontrato una chiara superiorità della zirconia per la maggior parte delle caratteristiche valutate, ma ne ha rilevato il vantaggio estetico.
Obiettivo dello studio: L’obiettivo principale di questa revisione è fornire una descrizione approfondita delle pubblicazioni sull’uso della zirconia per impianti dentali e restauri su impianti in titanio, con particolare attenzione agli studi clinici degli ultimi dodici anni che prevedono almeno un anno di follow-up.
Risultati: Non è stata documentata una chiara superiorità degli impianti in zirconia rispetto a quelli in titanio in termini di biocompatibilità, osteoconduttività, proprietà fisiche o allergenicità, nonostante il vantaggio estetico. Sebbene gli studi a breve termine siano stati promettenti, sono necessari studi clinici più ampi, multicentrici, longitudinali e randomizzati, con dati sul successo, per convalidare la zirconia come valida alternativa al titanio e ai suoi impianti. I monconi in zirconia con base in titanio hanno mostrato un alto tasso di sopravvivenza e non presentano differenze rispetto al metallo. I restauri in ceramica di zirconia a doppio strato sono una valida alternativa terapeutica ai restauri in metallo-ceramica su impianti per corone singole: presentano complicazioni biologiche simili e un’estetica migliore. I restauri monolitici in zirconia sembrano promettenti per ridurre le scheggiature dei restauri in ceramica a doppio strato, ma sono necessari studi più lunghi e occorre migliorarne l’estetica.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
In uno studio durato due anni non sono state rilevate perdite o fratture degli impianti in zirconia e la perdita ossea è stata limitata.
Obiettivo dello studio: I dati sugli impianti dentali in zirconia (ZrO₂) a due componenti disponibili sul mercato sono limitati. L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quindi valutare le prestazioni cliniche di un sistema di impianti ZrO₂ disponibile in commercio nell’arco di 24 mesi.
Risultati: Durante il periodo di osservazione non si sono verificati casi di perdita o frattura degli impianti. La perdita ossea marginale (MBL) media è stata di 0.24 ± 0.58 mm a 6 mesi, 0.18 ± 0.62 mm a 12 mesi e 0.20 ± 0.66 mm a 24 mesi. Dal punto di vista statistico, questi valori rientravano nell’intervallo della variazione casuale. La MBL differiva tra mascella e mandibola, ma non in modo significativo. La profondità di sondaggio è aumentata significativamente nel tempo, senza però superare 2.78 ± 0.26 mm. I valori medi del sanguinamento al sondaggio sono diminuiti costantemente dal 9.1 ± 13.7% al basale all’1.1 ± 4.3% dopo 24 mesi, con differenze significative tra il basale e i 24 mesi e tra i 6 e i 24 mesi (rispettivamente p = 0.002 e p = 0.003). Nel corso di 24 mesi, gli impianti in ZrO₂ a due componenti hanno avuto un tasso di sopravvivenza del 100% e non si sono osservate fratture. La MBL è diminuita, soprattutto nei siti sottoposti ad aumento osseo. I dati presentati confermano l’idoneità a breve termine di questo sistema di impianti per le riabilitazioni di un singolo dente.
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In condizioni di laboratorio, la ceramica esaminata è risultata compatibile con le cellule e il sangue, mentre il rivestimento non ha ostacolato la differenziazione osteogenica.
Obiettivo dello studio: Le proprietà superficiali ottimizzate sono un fattore fondamentale per gli impianti dentali in ceramica e per il successo complessivo dell’impianto. Dopo la sabbiatura e il rivestimento a spruzzo con una lega vetrosa di campioni in ceramica di zirconia rinforzata con allumina (ATZ), è stata esaminata la risposta biologica cellulare e confrontata con quella di campioni della stessa ceramica non rivestiti e sottoposti solo a sabbiatura.
Risultati: I test di colorazione con cellule vive e morte non hanno rilevato effetti tossici nei campioni ATZ, rivestiti o non rivestiti, né nei test diretti né in quelli indiretti. I test di differenziazione e vitalità condotti con cellule HDPC e fibroblasti murini L929 non hanno mostrato tossicità e il rivestimento non ha compromesso la differenziazione osteogenica. I test di emocompatibilità con sangue intero umano hanno dato risultati simili per i campioni in ceramica rivestiti e non rivestiti, senza emolisi né effetti negativi sui parametri ematologici standard. Nelle condizioni in vitro esaminate, il rivestimento in lega vetrosa è risultato citocompatibile ed emocompatibile e non ha ostacolato la differenziazione osteogenica. I risultati indicano che può fungere da substrato adatto alla proliferazione e alla diffusione dei fibroblasti L929 e delle cellule HDPC, con potenziali benefici per il miglioramento delle superfici degli impianti dentali in ceramica.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Prospettive e materiali di opinione
I contenuti seguenti presentano opinioni, interpretazioni e ipotesi degli autori. Non sono considerati equivalenti agli studi scientifici e alle revisioni sistematiche.
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