MalattieMetalli pesanti: veleni che portiamo dentro di noi per anni?
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- Heavy Metal Toxicity in Chronic Renal Failure and Cardiovascular Disease: Possible Role for Chelation Therapy. · Cardiol Rev 2020
- The Case For Cadmium and Lead Heavy Metal Screening. · Am J Med Sci 2021
- Chelation in metal intoxication--Principles and paradigms. · J Trace Elem Med Biol 2015
- Chelation in metal intoxication. · Int J Environ Res Public Health 2010
- [Mercury poisoning]. · Rev Med Interne 2011
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Piotr Witczak descrive il protocollo Cutler come l’assunzione di una dose ogni tre ore per tre giorni e due notti; l’intero processo può durare alcuni anni.
- Andrzej Frydrychowski afferma che l’organismo elimina i metalli soprattutto attraverso il fegato e i reni e che, nei casi gravi, può essere necessario un trattamento con farmaci chelanti.
- Hubert Czerniak menziona ALA, DMSA e DMPS e consiglia di usare il DMSA sotto controllo medico.
- Piotr Witczak sconsiglia la disintossicazione con clorella e il DMPS per via endovenosa, che Hubert Czerniak include tra i metodi di depurazione.
Cosa scrivono gli autori
L’organismo elimina i metalli soprattutto attraverso il fegato e i reni.
Piotr Witczak afferma che una disintossicazione efficace e sicura richiede il rispetto dei principi della farmacocinetica e l’uso di sostanze che leghino i metalli per un tempo adeguato.
Piotr Witczak sconsiglia la disintossicazione con clorella, coriandolo, DMPS per via endovenosa e glutatione, ritenendola inefficace e pericolosa.
Andrzej Frydrychowski scrive che, nei casi gravi, può essere necessario un trattamento con farmaci chelanti.
Hubert Czerniak menziona ALA, DMSA e DMPS come sostanze per una depurazione profonda; descrive l’ALA come una sostanza che attraversa la barriera emato-encefalica e lega i metalli.
Hubert Czerniak afferma che il DMSA deve essere usato sotto controllo medico e che, in caso di nausea, vomito o eruzione cutanea, bisogna interromperne l’uso.
Hubert Czerniak descrive la somministrazione del DMPS per via orale, endovenosa o rettale.
Hubert Czerniak indica gli alimenti contenenti zolfo come un modo per favorire il legame dei metalli.
Hubert Czerniak consiglia di assumere zinco prima di iniziare la chelazione e di ridurne l’apporto dopo l’inizio.
Piotr Witczak descrive il protocollo Cutler come l’assunzione di una dose ogni tre ore per tre giorni e due notti, con possibili pause tra un ciclo e l’altro; l’intero processo può durare alcuni anni.
Hubert Czerniak descrive la depurazione come un percorso a tappe: prima si usano alimenti verdi, vitamine e minerali, poi si passa a una depurazione più profonda.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 9 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 656.
Una metanalisi ha mostrato che la chelazione con EDTA può rallentare il peggioramento della funzione renale nelle persone con un carico di piombo nell’organismo.
Obiettivo dello studio: Il piombo (Pb), un metallo pesante, costituisce un grave rischio ambientale e professionale. Gli studi epidemiologici hanno dimostrato una forte associazione tra l’esposizione al piombo e la presenza di danni renali cronici.
Risultati: Tuttavia, la chelazione con EDTA calcico disodico in caso di esposizione al piombo è controversa a causa dei possibili effetti avversi, come la necrosi tubulare acuta. Abbiamo quindi esaminato gli studi randomizzati e controllati disponibili che valutano gli effetti protettivi della chelazione con EDTA calcico disodico sui reni. La nostra metanalisi mostra che questa terapia può ritardare efficacemente la progressione della malattia renale cronica nei pazienti con una quantità misurabile di piombo nell’organismo, aumentando i livelli della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) e della clearance della creatinina (Ccr). Non sembrano esserci prove conclusive che l’EDTA calcico disodico riduca la proteinuria.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Nei pazienti con malattia renale cronica e un carico di piombo nell’organismo superiore alla norma, la chelazione con EDTA rallentava il peggioramento della funzione renale.
Obiettivo dello studio: L’esposizione ai metalli pesanti è comune. È legata alla contaminazione ambientale di aria, acqua e suolo, all’esposizione professionale, all’accumulo negli alimenti, al tabacco e ad altri fattori.
Risultati: Nei pazienti con una storia di infarto miocardico, lo studio Trial to Assess Chelation Therapy ha mostrato che la chelazione con EDTA riduceva la probabilità di eventi cardiovascolari, soprattutto nei pazienti con diabete. Tuttavia, in questo studio non sono stati misurati i livelli di metalli pesanti. È chiaro che servono ulteriori ricerche in questo campo. Inoltre, sarebbe necessario prendere più spesso in considerazione e verificare la possibilità di tossicità da cadmio e piombo nei pazienti a rischio più elevato, come quelli con ipertensione, diabete mellito e malattia renale cronica.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Nelle persone con malattia renale cronica e un carico di piombo nell’organismo superiore alla norma, la chelazione con EDTA rallentava il peggioramento della funzione renale.
Obiettivo dello studio: L’esposizione a cadmio e piombo è diffusa ed è legata alla contaminazione ambientale, alle fonti professionali, agli alimenti, al tabacco e ad altri beni di consumo. Uno status socioeconomico più basso aumenta il rischio di esposizione ai metalli pesanti e di malattie associate alla tossicità di cadmio e piombo.
Risultati: Nei pazienti con una storia di infarto miocardico, lo studio Trial to Assess Chelation Therapy (TACT) ha mostrato che la chelazione con EDTA calcico riduceva la probabilità di eventi cardiovascolari, soprattutto nei diabetici. La chelazione con EDTA calcico, somministrata con attenzione a dosi più basse (<50 mg/kg alla settimana), è generalmente sicura. In passato sono stati segnalati casi di insufficienza renale acuta associati a dosi molto più elevate. Riteniamo che la maggior parte delle prove favorisca un approccio più attivo alla diagnosi e al possibile intervento in caso di tossicità da metalli pesanti.
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Una revisione indica che DMSA e DMPS sono meno tossici e più efficaci del BAL nel trattamento delle intossicazioni da metalli pesanti.
Obiettivo dello studio: Questa revisione aggiorna i principi generali per lo studio e l’uso degli agenti chelanti nel trattamento delle intossicazioni da metalli. L’uso clinico dei vecchi chelanti EDTA (acido etilendiamminotetraacetico) e BAL (2,3-dimercaptopropanolo) è oggi limitato a causa della scomodità della somministrazione parenterale, della loro tossicità e della tendenza ad aumentare la neurotossicità di diversi metalli.
Risultati: In caso di sovraccarico di rame, il DMSA sembra essere un antidoto potente, anche se la d-penicillamina è ancora ampiamente usata. Nella chelazione del ferro, i tioli sono inefficaci, perché il ferro ha maggiore affinità per i ligandi con azoto e ossigeno; tuttavia, i nuovi antidoti orali per il ferro deferiprone e deferasirox sono entrati nella pratica clinica. Sono in corso confronti tra questi agenti e le infusioni di deferoxamina. Questa revisione delinea brevemente i principi generali per la ricerca e lo sviluppo di nuovi chelanti.
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Una revisione descrive come alcuni chelanti favoriscano l’eliminazione dei metalli attraverso i reni.
Obiettivo dello studio: La terapia chelante è il trattamento medico preferito per ridurre gli effetti tossici dei metalli. Gli agenti chelanti possono legarsi agli ioni metallici tossici e formare strutture complesse che vengono facilmente eliminate dall’organismo, rimuovendole dagli spazi intracellulari o extracellulari.
Risultati: Il 2,3-dimercaprolo è stato a lungo il principale trattamento chelante per l’intossicazione da piombo o arsenico; i suoi gravi effetti collaterali hanno però spinto i ricercatori a sviluppare analoghi meno tossici. I chelanti idrofili, come l’acido meso-2,3-dimercaptosuccinico, favoriscono efficacemente l’eliminazione dei metalli attraverso i reni, ma hanno una capacità limitata di raggiungere i metalli intracellulari. Di recente sono state descritte nuove strategie per superare questi limiti, come la terapia combinata (uso di agenti chelanti con strutture diverse) o la somministrazione congiunta di antiossidanti. Questa revisione aggiorna le informazioni sui chelanti esistenti e sulle varie strategie disponibili per trattare le intossicazioni da metalli pesanti e metalloidi.
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I chelanti sono raccomandati in caso di intossicazione acuta sintomatica da mercurio e talvolta alleviano gli effetti dell’intossicazione cronica.
Obiettivo dello studio: Il mercurio è un metallo pesante diffuso che può avere gravi effetti sulla salute umana. Le modalità di esposizione e il tipo di tossicità nell’uomo dipendono dalla forma chimica del mercurio: elementare o metallica, inorganica oppure sotto forma di composti organici.
Risultati: Il trattamento con agenti chelanti è raccomandato in caso di intossicazione acuta sintomatica da mercurio; talvolta migliora gli effetti clinici dell’intossicazione cronica. Sebbene oggi i casi di intossicazione grave siano rari, è comunque necessario impegnarsi per ridurre la concentrazione di mercurio nell’ambiente e limitare i rischi per la salute dovuti a esposizioni a basse dosi (amalgama dentale, contaminazione del pesce da composti organici del mercurio…). In Francia, alcuni disturbi dovuti all’esposizione professionale al mercurio e ai suoi composti possono essere riconosciuti come malattie professionali. Per diagnosticare e trattare l’intossicazione da mercurio, i medici dovrebbero collaborare con i tossicologi.
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In studi di laboratorio e sui nematodi, un nuovo composto ha legato piombo e cadmio e limitato i loro effetti tossici.
Obiettivo dello studio: L’ampia esposizione e il bioaccumulo di metalli pesanti tossici hanno aumentato l’incidenza delle intossicazioni da metalli, soprattutto nei bambini. Sebbene la terapia chelante possa eliminare i metalli tossici, i farmaci attuali sono limitati dalla tossicità e dagli effetti collaterali, che ne riservano l’uso ai casi gravi.
Risultati: Dex-DOTA ha mostrato anche un’eccellente stabilità colloidale, nessuna citotossicità e una maggiore sopravvivenza cellulare dopo l’esposizione ai metalli. In C. elegans, il coniugato non era tossico e ha attenuato la tossicità causata dai metalli pesanti. Questi risultati indicano che Dex-DOTA è un chelante stabile, selettivo e biocompatibile, con un forte potenziale per un trattamento sistemico più sicuro delle intossicazioni da metalli pesanti.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
In un paziente con intossicazione acuta da solfato di rame, il trattamento precoce, che comprendeva la chelazione, ha portato alla guarigione.
Obiettivo dello studio: L’incidenza dell’intossicazione da solfato di rame varia a seconda delle regioni. È relativamente rara nei Paesi occidentali, ma più comune nei Paesi dell’Asia meridionale, dove rappresenta circa il 40% di tutti i casi di intossicazione da metalli pesanti.
Risultati: È relativamente rara nei Paesi occidentali, ma più comune nei Paesi dell’Asia meridionale, dove rappresenta circa il 40% di tutti i casi di intossicazione da metalli pesanti. La maggior parte delle persone colpite vive in aree rurali e il tasso di mortalità varia dal 14% al 36%. L’intossicazione da solfato di rame spesso causa corrosione gastrointestinale, emolisi intravascolare, anemia emolitica, metaemoglobinemia e disfunzione acuta di più organi; un trattamento tardivo può spesso portare alla morte. Nel giugno 2024 abbiamo trattato con successo un caso di intossicazione acuta da solfato di rame ingerito, intervenendo precocemente con lavanda gastrica e dimercaptopropansolfonato sodico (Na-DMPS) per chelare il rame. Il paziente è guarito ed è stato dimesso dopo 1 settimana.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
In un bambino con intossicazione da piombo, la terapia chelante e l’irrigazione intestinale hanno portato a un miglioramento, alla scomparsa delle convulsioni e alla riduzione del carico di piombo.
Obiettivo dello studio: L’esposizione al piombo resta un problema significativo di salute pubblica, ma ancora poco riconosciuto nel Regno Unito, soprattutto tra i bambini più vulnerabili. I sintomi non specifici, il coinvolgimento di più organi e le rare manifestazioni neurologiche rendono particolarmente difficile riconoscere e trattare tempestivamente l’intossicazione da piombo.
Risultati: Questo caso sottolinea l’importanza di considerare la tossicità da piombo quando nei bambini si presentano encefalopatia inspiegabile o convulsioni resistenti al trattamento. Riconoscerla precocemente può prevenire danni neurologici irreversibili.
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Prospettive e materiali di opinione
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