Erbe e pianteCarlina — il fiore di montagna che avrebbe dovuto avere nove forze?
- Henryk Różański — Korzeń dziewięćsiłu – Radix Carlinae w praktycznej fitoterapii
- Henryk Różański — Dziewięćsił bezłodygowy – Carlina acaulis L. w dawnej medycynie
- Commercial Carlinae radix herbal drug: botanical identity, chemical composition and antimicrobial properties. · Pharm Biol 2012
- Fractionation of Carlina acaulis L. Root Methanolic Extract as a Promising Path towards New Formulations against Bacillus cereus and Methicillin-Resistant Staphylococcus aureus. · Molecules 2024
- Toxicity of Carlina Oxide-A Natural Polyacetylene from the Carlina acaulis Roots-In Vitro and In Vivo Study. · Toxins (Basel) 2020
Henryk Różański menziona la radice della carlina per i parassiti, i disturbi digestivi e i problemi dell’apparato urinario.
- Ne descrive anche l’azione antibatterica e antimicotica, diuretica e coleretica, nonché la capacità di favorire la cicatrizzazione delle ferite.
- La indica anche per le infiammazioni della gola e delle gengive, i dolori, i gonfiori e le malattie della pelle.
Cosa scrivono gli autori
La radice fresca è descritta come efficace contro i parassiti, mentre la sua resina con olio essenziale paralizzerebbe i nematodi e le tenie e ucciderebbe i protozoi.
La radice è indicata per gengivite e faringite, dolori, reumatismi, disturbi gastrici e intestinali, ulcere, ferite difficili da rimarginare, malattie della pelle, tumori e parassiti.
Le sono state attribuite proprietà antibatteriche, coleretiche, diuretiche e diaforetiche, nonché la capacità di favorire la digestione, l’appetito e la guarigione delle ferite.
Ne è stato descritto l’uso contro i gonfiori e per le malattie parassitarie, renali e gastriche.
È indicata per disturbi dell’apparato urinario, dei reni e dello stomaco, catarro polmonare, gonfiori e parassiti del tratto digerente; per uso esterno, per i problemi della pelle.
In passato era usata per i disturbi digestivi, le malattie dell’apparato urinario e per favorire la guarigione delle ferite.
Studi da PubMed · Europe PMC
Abbiamo scelto 3 studi con i risultati positivi migliori. È una selezione, non una revisione completa di tutta la ricerca.
Numero totale di studi su questo tema in PubMed: 2.
In uno studio di laboratorio, l’olio essenziale e il decotto della radice hanno inibito la crescita dei microrganismi esaminati, fornendo una conferma preliminare del tradizionale uso antimicrobico.
Obiettivo dello studio: La Carlinae radix è una droga vegetale comunemente usata dalla popolazione locale della Serbia sud-orientale per trattare le malattie respiratorie e urogenitali e, per uso esterno, diverse affezioni cutanee. Sembra che non siano ancora stati condotti studi approfonditi che mettano in relazione la composizione chimica di questa droga con i suoi usi etnofarmacologici. Composizione chimica, attività antimicrobica e modalità d’azione della C.
Risultati: Sia l’olio essenziale sia i decotti hanno mostrato un’attività antimicrobica molto elevata contro tutti i ceppi testati; S. aureus è risultato il più sensibile [per esempio, per il campione di olio, i valori della concentrazione minima inibente (MIC) e della concentrazione minima battericida (MBC) erano rispettivamente 0.02 e 0.04 µL/mL]. Le curve di crescita di S. aureus hanno mostrato una significativa diminuzione della torbidità (circa il 70% alla concentrazione MIC), indicando una lisi delle cellule dipendente dalla concentrazione, confermata dalla microscopia elettronica a scansione. La composizione chimica e le caratteristiche anatomiche e morfologiche del campione indicavano Carlina acanthifolia L. (Asteraceae), anziché Carlina acaulis L. (Asteraceae). I risultati hanno dimostrato un significativo effetto antimicrobico dell’olio essenziale e dei decotti e avvalorano l’uso etnomedicinale di questa pianta per trattare diverse infezioni umane, soprattutto quelle causate da S. aureus.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
In test di laboratorio, le frazioni dell’estratto di radice hanno agito contro alcuni batteri, tra cui l’MRSA.
Obiettivo dello studio: La radice di Carlina acaulis L. è stata ampiamente usata nella medicina tradizionale per le sue proprietà antimicrobiche.
Risultati: Ulteriori analisi hanno rivelato la presenza di acidi clorogenici bioattivi nell’estratto frazionato, soprattutto nella frazione di acetato di etile (C). Questi risultati avvalorano l’uso tradizionale della radice di C. acaulis e aprono la strada allo sviluppo di nuove formulazioni per trattare le infezioni batteriche. Ciò è stato ulteriormente valutato in un esperimento dimostrativo in cui la frazione C è stata utilizzata in una formulazione di unguento, che ha mantenuto un’elevata attività antimicrobica contro l’MRSA e ha mostrato una bassa tossicità per i fibroblasti coltivati.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
Lo studio ha mostrato che il principale componente della radice, il carlinaossido, danneggiava sia le cellule normali sia quelle tumorali nei test di laboratorio, sollevando dubbi sulla sicurezza.
Obiettivo dello studio: Diversi resoconti indicano che le radici di Carlina acaulis L. venivano comunemente usate per trattare le malattie della pelle e come antiparassitario, dall’antichità fino al XIX secolo; oggi, tuttavia, hanno perso importanza.
Risultati: Il carlinaossido ha mostrato un’elevata tossicità in vivo, con una LC50 = 10.13 µg/mL dopo 96 h di esposizione nel test ZFET. Dimostriamo che il carlinaossido ha effetti tossici sulle cellule in coltura e sugli organismi viventi. I dati indicano che gli estratti a base di C. acaulis destinati a uso terapeutico dovrebbero essere completamente privi di carlinaossido.
«Non indicato» non significa che nessuno abbia pagato: il database non sempre lo registra.
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